INVIDIA: PERCHÉ LUI SÌ E IO NO?

“Perché lui sì e io no?”: ecco la domanda che, fastidiosa come una mosca, ronza di continuo nella testa della persone invidiose, non lasciando loro pace. L’invidia, seppur provata da tutti e a tutte le età, dal bambino all’anziano, è un’emozione che viene quasi sempre negata e vissuta in solitudine, perché considerata in modo molto negativo. Ma è davvero così inopportuna? Quali sono le sue peculiarità? Come si manifesta? Se vuoi imparare a conoscere meglio questa emozione, continua a leggere!

Invidia: che cos’è e quali sono le sue caratteristiche  

L’invidia è l’emozione che si sperimenta quando ci si accorge che un’altra persona possiede qualcosa che noi non abbiamo, ma che vorremo molto. È quella “fitta” che si prova quando si esce perdenti da un confronto riguardo i più svariati ambiti: oggetti, qualità, caratteristiche fisiche, posizione sociale, etc. Quando l’emozione dell’invidia perdura nel tempo, si trasforma in un sentimento, che è caratterizzato da uno stato di malessere, da un senso di inferiorità e di inadeguatezza e da ostilità nei confronti della persona invidiata.

L’invidia viene sperimentata soprattutto nei confronti delle persone vicine (parenti, amici, colleghi, compagni di squadra…) percepite come simili a noi, perché si ritiene abbiano avuto delle opportunità analoghe alle nostre. Può capitare dunque che una persona sia invidiosa del successo ottenuto da un amico in un determinato sport praticato da entrambi; un bambino può sentirsi invidioso delle attenzioni riservate alla sorellina appena nata. Seguendo il filo conduttore delle simili opportunità, è più probabile provare invidia nei confronti del collega che ha ottenuto la promozione piuttosto che nei confronti del presidente dell’azienda per cui si lavora.

Comportamenti tipici della persona invidiosa

Uno dei motivi per cui l’invidia viene vissuta come un’emozione particolarmente negativa è legato al fatto che chi invidia solitamente prova una certa malevolenza nei confronti della persona invidiata, che si manifesta attraverso una serie di comportamenti volti a danneggiarla. Vediamo insieme alcuni esempi:

  • Criticare gli altri: spesso chi è invidioso trova da ridire su tutto quello che la persona invidiata dice o fa. Nulla va bene, niente incontra il suo gusto o è abbastanza (esempio: “Sarà anche bella, ma di sicuro l’intelligenza non è il suo forte.”).
  • Trovare una giustificazione ai successi altrui: l’invidioso fatica a prendere in considerazione e a riconoscere i meriti e le competenze delle persone che hanno ottenuto un successo, attribuendolo piuttosto alla fortuna o a dei particolari privilegi (esempio: “Ha avuto la promozione solo perché è stato raccomandato.”).
  • Evita di cooperare: chi è invidioso solitamente è poco propenso a lavorare insieme o aiutare la persona che è oggetto della sua invidia, perché non vuole in alcun modo favorirle ulteriori vantaggi.
  • Svalutare i risultati raggiunti dagli altri: di fronte alla condivisione di una bella notizia da parte della persona invidiata, chi è invidioso tende a reagire evitando di riconoscerne l’importanza e commentando con frasi del tipo “Beh, niente di che…”; “Fai tutta questa confusione per così poco?”

Invidia buona o invidia cattiva?

Finora mi sono soffermata sull’invidia nella sua accezione più “maligna”, ma si tratta davvero di un’emozione così negativa? Dal punto di vista psicologico l’invidia può essere vista come un processo che, attraverso il confronto, fa capire a una persona che qualcun altro ha guadagnato “un vantaggio” rispetto a lei. Concepita in questo modo l’invidia si trasforma in un meccanismo che stimola l’invidioso ad agire e, a seconda del tipo di azione messa in atto, assumerà una sfumatura positiva oppure negativa.

Si parla, infatti, di invidia cattiva quando la persona invidiosa reagisce a questa emozione adottando una serie di comportamenti volti ad “abbassare” l’altro, che viene invidiato. Si tratta di una forma di invidia che non arreca alcun tipo di vantaggio e che risulta spiacevole sia per chi la vive sia per chi la riceve.

L’invidia viene, invece, definita buona, quando chi è invidioso, entrato in contatto con questa emozione, decide di attivarsi e di impegnarsi per raggiungere lo stesso “livello” o traguardo della persona invidiata. In questo caso la persona non pensa “Perché lui sì e io no?”, ma, al contrario, ripete a se stessa “Se lui ci è riuscito, allora posso farcela anch’io!”. Chi è invidioso, quindi, anziché sentirsi frustrato, riconosce i propri desideri, fa un’analisi della realtà rispetto a quelle che sono le sue possibilità e si sente stimolato e motivato a raggiungere un nuovo obiettivo.

Qual è il tuo rapporto con l’invidia? Senti che in qualche modo ti limita nel tuo sentirti bene con te stesso e con gli altri oppure per te rappresenta uno stimolo a metterti in gioco e a crescere?

Ricorda che per qualsiasi informazione o se desideri fissare un incontro, puoi utilizzare il modulo di contatto del mio sito web.

Dott.ssa Ilenia Merlin – Psicologa e psicoterapeuta
2019-01-12T12:15:00+00:00gennaio 12th, 2019|Consigli|